l'imbalsamazione ai tempi degli egizi

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l'imbalsamazione ai tempi degli egizi

Messaggio Da tukano il 26th Marzo 2008, 19:22

Quando stava per morire, il fedele patriarca Giacobbe fece un’ultima richiesta: “Seppellitemi con i miei padri nella caverna che è nel campo di Efron l’ittita, nella caverna che è nel campo di Macpela che è di fronte a Mamre nel paese di Canaan”.


GIUSEPPE onorò la richiesta di suo padre avvalendosi di un’usanza comune all’epoca in Egitto. Comandò “ai suoi servitori, i medici, di imbalsamare suo padre”. Secondo la narrazione che troviamo in Genesi capitolo 50, i medici impiegarono i consueti 40 giorni per preparare il cadavere. L’imbalsamazione di Giacobbe consentì alla grande carovana formata dai familiari e da dignitari egizi, che viaggiava lentamente, di percorrere circa 400 chilometri per portare la salma di Giacobbe a Ebron per la sepoltura.




È possibile che un giorno si ritrovi il corpo imbalsamato di Giacobbe? Le probabilità sono, a dir poco, remote. Israele era una regione ben irrigata, il che limita il tipo di manufatti rinvenuti nei siti archeologici. (Esodo 3:Cool Gli oggetti antichi di metallo e di pietra abbondano, ma la maggioranza degli articoli più delicati, come stoffa, cuoio e corpi imbalsamati, non hanno resistito all’umidità e all’usura del tempo.
In che cosa consiste l’imbalsamazione? Perché veniva praticata? È appropriata per i cristiani?
Dove nacque questa usanza?


L’imbalsamazione è il procedimento usato per preservare cadaveri o carogne. Gli storici sono propensi a pensare che l’imbalsamazione abbia avuto inizio in Egitto ma che fosse praticata anche dagli antichi assiri, persiani e sciti. Forse l’interesse iniziale per l’imbalsamazione e i primi esperimenti furono dovuti alla scoperta di cadaveri rimasti sepolti nella sabbia del deserto e preservatisi in modo naturale. Questo tipo di sepoltura avrebbe impedito all’umidità e all’aria di arrivare al cadavere, limitandone così la decomposizione. Alcuni ipotizzano che si iniziò a praticare l’imbalsamazione quando si trovarono dei cadaveri preservati nel natron (carbonato di sodio), un alcali che abbonda in Egitto e dintorni.
Lo scopo dell’imbalsamatore è semplicemente quello di interrompere la naturale azione batteriologica che inizia a poche ore dalla morte e che fa alterare il cadavere. Se si può evitare questo processo, la decomposizione cesserà o per lo meno verrà notevolmente rallentata. Ci sono tre cose da fare: preservare la salma in una condizione naturale, impedire la putrefazione e rendere il cadavere resistente ai danni causati dagli insetti.
Gli antichi egizi imbalsamavano i loro morti soprattutto per motivi religiosi. Il loro concetto dell’aldilà era legato al desiderio di rimanere in contatto con il mondo fisico. Credevano che avrebbero usato il proprio corpo per tutta l’eternità e che esso avrebbe ricevuto nuova vita. Per quanto l’imbalsamazione fosse comune, non è stata ancora trovata nessuna descrizione di come gli egiziani la praticassero. La migliore documentazione è quella dello storico greco Erodoto del V secolo a.E.V. È stato detto, comunque, che i tentativi di ottenere gli stessi risultati usando le indicazioni fornite da Erodoto non hanno avuto molto successo.
È appropriata per i cristiani?


Giacobbe fu imbalsamato da persone le cui credenze religiose erano diverse dalle sue. Tuttavia è difficile immaginare che Giuseppe, quando consegnò ai medici la salma del padre, chiedesse preghiere e riti che probabilmente accompagnavano la maggior parte delle imbalsamazioni praticate a quel tempo in Egitto. Sia Giacobbe che Giuseppe avevano molta fede. (Ebrei 11:21, 22) Anche se non sembra che fosse comandata da Geova, la preservazione della salma di Giacobbe non è menzionata nelle Scritture in tono di disapprovazione. L’imbalsamazione di Giacobbe non doveva costituire un precedente né per la nazione d’Israele né per la congregazione cristiana. Infatti nella Parola di Dio non esistono istruzioni specifiche a questo riguardo. Dopo che lo stesso Giuseppe fu imbalsamato in Egitto, questa pratica non è più menzionata nelle Scritture.


Lo stato di decomposizione dei resti umani trovati in tombe della Palestina indica che non era consuetudine degli ebrei imbalsamare i morti, non almeno perché si conservassero a lungo. Lazzaro, ad esempio, non fu imbalsamato. Benché fosse avvolto in un panno, fu espressa preoccupazione quando si dovette togliere la pietra che chiudeva la tomba. Dato che Lazzaro era morto quattro giorni prima, sua sorella era sicura che ci sarebbe stato cattivo odore una volta aperta la tomba.
Gesù Cristo fu imbalsamato? I Vangeli non sostengono questa tesi. A quell’epoca gli ebrei erano soliti preparare la salma con aromi e oli profumati prima di deporla nella tomba. Per preparare il corpo di Gesù, ad esempio, Nicodemo fornì una grande quantità di aromi. (Giovanni 19:38-42) Perché così tanti? Il sincero amore e rispetto per Gesù possono averlo spinto a questo gesto generoso. Non c’è motivo di pensare che tale impiego di aromi servisse a preservare il corpo.
Il cristiano è contrario all’usanza dell’imbalsamazione? Se si vuole essere realisti, l’imbalsamazione ritarda solo quello che è inevitabile. Veniamo dalla polvere e alla morte torniamo alla polvere. (Genesi 3:19) Ma quanto tempo passerà dal momento della morte al funerale? Se familiari e amici vengono da lontano e vogliono vedere la salma, sarà senz’altro necessario imbalsamarla almeno in una certa misura.
Da un punto di vista scritturale, quindi, non c’è motivo di preoccuparsi se le norme locali stabiliscono che il corpo venga imbalsamato o se sono i familiari che lo vogliono. I morti “non sono consci di nulla”. (Ecclesiaste 9:5) Se sono nella memoria di Dio, saranno destati alla vita nel suo promesso nuovo mondo


Imbalsamazione: nell’antichità e oggi


Nell’antico Egitto il tipo di imbalsamazione che veniva praticata dipendeva dalla condizione sociale della famiglia. La famiglia benestante avrebbe scelto probabilmente la seguente procedura:
Con un arnese metallico si estraeva il cervello attraverso le narici. Dopo di che il cranio era trattato con appropriate sostanze. Il passo successivo riguardava la rimozione di tutti gli organi interni tranne il cuore e i reni. Per penetrare nell’addome si doveva praticare un’incisione nel corpo, ma ciò era considerato un peccato. Per aggirare questo delicato ostacolo, gli imbalsamatori egizi affidavano il compito a qualcuno che subito dopo averlo eseguito fuggiva, perché questo cosiddetto crimine era punito con maledizioni e lancio di sassi.
Una volta svuotata, la cavità addominale veniva lavata bene. Lo storico Erodoto scrisse: “Dopo aver riempito la cavità addominale di mirra pura tritata, di cassia, e di altri aromi, eccetto l’incenso, la ricuciono”.


(Sarcofago d’oro del re Tutankhamon)
Successivamente il corpo veniva essiccato tenendolo a bagno nel natron per 70 giorni. Poi il cadavere veniva lavato e abilmente avvolto in bende di lino. Il lino era quindi ricoperto di una resina o di qualche tipo di sostanza gommosa che serviva da colla e la mummia era posta in un sarcofago di legno molto decorato di forma umana.
Oggi per un’imbalsamazione ci vuole qualche ora. Di solito si pratica introducendo un’appropriata quantità di sostanze chimiche nelle vene e nelle arterie oltre che nella cavità addominale e in quella toracica. Nel corso degli anni sono state prodotte e usate varie soluzioni. Tuttavia, per motivi di costo e di sicurezza, la sostanza usata più di frequente per l’imbalsamazione è la formaldeide.



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Re: l'imbalsamazione ai tempi degli egizi

Messaggio Da Coseeepazz il 28th Marzo 2008, 01:55

Io quando mouoi mi faccio cromare
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Re: l'imbalsamazione ai tempi degli egizi

Messaggio Da terry il 2nd Aprile 2008, 13:01

Sai che ci ho pensato?azz nn clonare hai scritto Very Happy cromare

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